claudio's profileFree Poetry..PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    October 19

    Dormi bimbo

    Dormi bimbo, stai quieto
    nel pancione sei al sicuro!
    Ci pensiamo noi al futuro!
    Biberon d'amore.. presi!
    Casa del cuore.. presa!
    Una bella famiglia.. presa!
    Come vedi puoi rilassarti,
    dormi bimbo, stai quieto

    September 28

    Liberati dal Buio

    Dolore, lampi, luce improvvisa
    Vento, freddo – un segno sulla mano –
    Silenziosi e naturalmente viscidi
    si avvicinano e ti ghermiscono
    E' letale ai più la loro presa
    – attaccano solamente le vittime più inconsistenti –
    Le rendono trasparenti!!
    Disossano, mutilano e aspirano,
    levano anche il più piccolo granello d'autostima
    e ti lasciano lì, a galleggiare
    – privo di speranze –
    a vivere un futuro più o meno disegnato
    Non uccidono mai, gli algidi tentacoli
    vivere una vita a mollo,
    quella è la tua condanna
    April 11

    ..guardandoci..

    Guarda in fondo ai miei occhi

    e dimmi

    se vedi

    mentre leggo questa poesia

    un minimo segno menzognero

    un'ombra, pur vaga, d'insicurezza

    un cedimento, lontano, imprevisto, dell'anima

    e accetta ciò che ti dico

    come una confessione

    come un dono

    non come una pretesa

    Questo per me è importante

    che tu, guardandomi

    non veda altro che un riflesso dei miei pensieri

    colmi e quasi saturi di te

    Apprezza quindi il mio sforzo

    nell'apparire umanamente comprensibile

    e avrai la risposta

    a ogni domanda sul mio conto



    Vellutato, dolce, sereno

    caldo è il tuo abbraccio

    vicino il tuo ricordo

    Il cuore martella incessante

    senza sosta comanda i ricordi

    e li dirige verso un luogo di sorrisi

    aria fresca, baci e amore

    Questo sei in grado di darmi

    questo mi hai dato

    e questo mi darai!

    Io continuo a sentirmi sempre più catturato

    avvinghiato e ghermito

    dalla tua stretta vigorosa

    e voglio che tu sia sempre più

    catturata e ghermita dalla mia

    fino a diventare sempre più noi

    E' presto? Prematuro? Non lo so

    Certo è che lo sento. E i sentimenti comandano.

    Ti amo

    February 11

    C'era una volta..

    Paura di commettere un errore

    Paura di far soffrire

    Paura di vedere delle lacrime, più che versarle

     

    Voglia di abbracciare e lasciarsi andare

    Voglia di prendere il braccio e avvinghiarselo stretto stretto

    Voglia di stare sdraiati insieme

    Voglia di camminare, ovunque, sotto la piaggia, la neve, il sole, il vento

    Voglia di vederti sorridere, ancora una volta, ancora di più

    Voglia di quel tuo sguardo, così maledettamente enigmatico

    Voglia di te

    Voglia di pelle d’oca

    Voglia di brividi sulla schiena, sulle braccia

    Voglia di film

    Voglia di pienezza

    Voglia di noi

    Voglia di “mai più basta”

    Voglia di palpitazioni

    Voglia di sospiri

    Voglia di te e di me

    Voglia di un bacio

    un bacio

    un bacio

    February 07

    ..differita..

    E se un giorno qualcuno scrivesse qualcosa per te

    lo leggeresti?

    E se un giorno qualcuno si adagiasse vicino a  te

    lo ascolteresti respirare?

    E se adesso io la smettessi di continuare a fantasticare

    potrebbe arrivare una conferma dal mondo reale?

    E se tutti questi se scomparissero

    insieme a queste lacrime di qualcuno che

     – per un attimo – è tornato a vivere

     

    E se tu pensassi le stesse cose?

    January 04

    pensa

    Pensa pensa

    pensa uomo

    sei nato per pensare

    per seguire astrusi vaneggiamenti

    pensa uomo

    con il cuore gonfio

    E trasmetti col tatto

    col potere delle tue dita

    il calore del tuo corpo

    E trasmetti con la vista

    con le lacrime tue colme

    la profondità dei tuoi pensieri

    E trasmetti con l’udito

    la capacità di ascoltare

    e di apprendere

    E trasmetti con la bocca

    la parola che zittisce

    che insegna, che ama o che sfugge

    E trasmetti il gusto

    di una vita da assaporarsi così

    senza disdegnare nulla

    Pensa uomo, pensa

    Pensa ogni uomo come te

    Incapace di volere male

    Pensa a quegli occhi che ti guardano

    e aspettano un cenno

    Pensa a quelle orecchie che attendono

    solo parole di conforto, semplici parole

    Pensa a quella bocca, incapace o impotente

    Pensa a quell’io, in attesa di un abbraccio

    Pensa uomo, pensa

    December 01

    feelings

    Uscito dalla doccia

    bollente

    – poco o nulla –

    è servita

    Scombussolato

    una clessidra che rotola su un tavolo

    la sabbia gira gira

    ma nei coni è sempre quella

    sempre la stessa diavolo di sabbia

    E io continuo a ripensare e a ricadere

    negli stessi buchi di un tempo

    e continuo a sentirmi un guscio

    sempre più vuoto e leggero all’interno

    e continuo a sentirmi un guscio

    sempre più spesso e rugoso all’esterno

    cado e non mi faccio più nulla

    anche a una martellata posso resistere

    ma stasera no

    stasera è bastata una parola

    un eco lontano

    e tutto si è aperto

    Prima – fuori dalla doccia – col calore intorno

    pensavo di non poter più piangere

    e sentivo quella goccia d’acqua

    caduta dai capelli

    scivolare fino al mento, fino a infrangersi a terra

    ora quelle lacrime escono

    e dopo il solito profilo

    si adagiano sul pigiama, ormai stanco

    Anche io sono stanco

    Vecchio – dicono alcuni –

    e io che mi credevo combattente

    e io che forse combattente lo ero davvero

    col mio pennacchio trionfante

    ridevo degli occhi della gente

    ora sono stanco e indietreggio

    gli occhi della gente non mi importano più

    e vagabondo in cerca dei miei

    Sono diventato così razionale!

    voglio risentire il sangue scorrere dopo aver fatto una cazzata

    voglio non poter predire quello che accadrà

    voglio potermi lanciare e basta

    Fanculo. Da domani lo faccio.

    Fanculo! Da ora lo faccio.

    October 17

    Inspiegabile

    c’è  sempre qualcosa che vuoi e che non puoi avere, o che non vuoi avere! è quello il problema… definire ciò che si vuole.

    continuo a oscillare così quasi senza una ragione in mezzo a tutto questo che mi gira intorno e non riesco a capire dove fermarmi, dove acquistare quel biglietto per quel maledettissimo bus che mi porti esattamente dove voglio io.

    continuo a barcamenarmi in pensieri inutili senza inizio e senza fine

    continuo a marcire senza fare nulla per arrestarlo. sempre più cinico e più offeso dal mondo. indifeso dal mondo.

    il mondo il mondo il mondo. così grande e così piccolo se non si ha il coraggio di fare due passi!

    così ampio ma così stretto intorno alla vita se non si ha il coraggio di fare un buco in più per smollarlo un po’.

     - qualche cosa farò –sì

     - qualche cosa farò – sì

     - qualche cosa di sicuro io farò –

     - piangerò –

    perché forse la commiserazione è una delle poche cose che mi rimangono oltre che un vago sorriso - più amaro che altro –

    scuotendo la testa si va avanti e puzza! sì diavolo se puzza questo corpo fetido zeppo di marciume fino al midollo. puoi andare ovunque e chiedere a tutti i santi cazzi di medici del mondo ma non sapranno e non potranno nulla. certo ti venderanno e si venderanno ma la verità e che non potranno nulla, fino a che tutto non verrà spurgato da una nuova favolosa ondata di istinto e piacere. finche tutto non verrà spurgato da una nuova favolosa ondata di vita e morte. di gioco e poesia. di amore e odio.

    lascia che questa mente sia libera di svagarsi ancora un po’ e che continui a esprimere ciò che la opprime. fai si che tutto il mattone si disintegri sotto il peso di una farfalla, variopinta quanto il mondo, pesante come l’universo.  lascia che sia io esprimere le mie scelte e che sia io a condurle ove voglia portarle. lascia che sia io.

     

     

     

    mille invii per uno scopo: niente e nessuno.
    una piccola esplosione di piacere forse oggi è sgorgata verso una piccola nuova vita. lo spero. lo spero sul serio

    August 31

    Il maiperduto sogno

    Fuggire, fuggire

    via, lontano

    sarei vigliacco

    o solo più sano!

     

    Per cosa, per chi

    vagherei nel mondo

    – senza una torcia –

    forse anche in tondo.

     

    Ahi, cader nel limbo

    dell’indecisione sul futuro,

    vado cadendo

    nel baratro più scuro.

     

    Dei giorni il trascorrer cheto

    o il vagabondar inquieto?

     

    Bussa alle porte del pensier

    – oggi come ier –

    l’idea bizzarra d’un fuggiasco

    che nel fagotto raccoglie

    di vin poco men d’un fiasco

    ma pien v’è di stelle, cielo e foglie

    tanto che al passar poco spazio lascia

    all’immaginazione, all’occhio subito

    sicuro e sognante si mostra

    – di umiltà e valore si lustra –

    al nobile come al contadino si prostra.

     

    Una mano, un sorriso, uno scudo

    il mantello logoro si mostra

    per lo scopo e per l’uso!

    Mai per sfoggiar l’appartenenzaa quel che.. si dà ai pesci

    July 10

    '

    Su una nuova pagina

    Sì, perfetto

    Un’arte così non si sceglie

    né si acquisisce

    non ha un valore

    non è tangibile

    vola

    è incomprimibile

    non si può chiudere in un cassetto

    mai cercare di farlo!

    Un’arte del genere è di tutti

    è per tutti

    è di chi ne ha voglia

    vive per essere vissuta

    vive per essere capita

    e tradotta

    e ammirata

    e riletta mille volte

    Un’arte del genere

    non ha bisogno di spiegazioni

    si sente

    si percepisce

    anche senza la ragione

    Un’arte del genere

    è libera

    fuori da ogni schema

    fuori dagli schemi

    Un’arte del genere

    brilla

    e acceca

    ma ti fa vedere meglio

    Un’arte del genere

    mi è appena stata suggerita

    e scrivo come mai

    e scrivo così

    solo impulsi

    Un’arte del genere è mia

    e nessuno può togliermela

    e nessuno può negarlo

    May 22

    []

     

    Finalmente ritorna quella sana vecchia burlona

    le piace nascondersi

    a volte mi accompagna incessantemente

    giorni ore e minuti intensi e vissuti

    a volte scompare come apparve

    senza un motivo, senza fare rumore

    oppure per colpa di qualcuno

    Sta di fatto che ora sei qui

    maestra giocoliera

    accanto al mio corpicino tiepido

    e poggi la tua nuca sul mio polso in movimento

    Eh sì, basta così poco

    per farti arrivare

    per farti andar via..

    E se dipendesse da me!!

    Chi devo ringraziare stasera?

    La pioggia?

    Un po’ di lubrificante va sempre bene

    Vecchi visi un tempo noti?

    Sì ma forse uno in particolare

    Sono così rare le persone interessanti

    oppure sono interessante perché rare

    come i cani di razza insomma

    Il sonno?

    Sì anche quello gioca un ruolo fondamentale

    e ora sta vincendo su tutto.

    Te continua a starmi vicina,

    la mia spalla ha bisogno di calore.

    Baci

    April 24

    Delle tre metamorfosi - Nietzsche

    E' raro che inserisca scritti altrui, però a mio parere questo merita tantissimo... su su leggete e impegnatevi!

       Tre metamorfosi vi cito dello spirito: di come lo spirito si trasforma in cammello e il cammello in leone e da ultimo il leone in bambino.
       Per lo spirito ci sono molte cose gravose, per il forte e tollerante spirito in cui alberga il timore reverenziale. La sua forza esige pesi e pesi ancora più gravosi.
       “Che cosa è pesante?” Così chiede il tollerante spirito, così s’inginocchia a terra, simile al cammello e vuol venire caricato bene.
       “Che cosa è più pesante di tutto, o eroi” così chiede il tollerante spirito “ perché io lo carichi su di me e mi rallegri della mia forza?”
       Non è forse mortificarsi per far male alla propria superbia! Lasciar splendere la propria stoltezza per farsi beffe della propria saggezza?
       Oppure è questo: separarci dalla nostra causa quando festeggia la sua vittoria? Salire su alti monti per tentare il tentatore?
       Oppure è questo: nutrirsi delle ghiande e dell’erba della conoscenza e per amore della verità patire la fame dell’anima?
       Oppure è questo: essere ammalati e rimandare a casa le persone venute a consolare, e fare amicizia con i sordi che non ascoltano mai quel che vuoi tu?
       Oppure è questo: entrare in un’acqua sporca purché sia l’acqua della verità e non allontanare da sé le rane fredde e i bollenti rospi?
       Oppure è questo: amare coloro che ci disprezzano e tendere la mano allo spettro che vuole metterci paura?”
       Lo spirito tollerante si carica di tutte queste cose difficilissime: simile al cammello che si affretta carico nel deserto, così si affretta anche lui nel suo deserto.   
       Ma nel deserto più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diviene leone, vuole conquistarsi la libertà ed essere signore nel proprio deserto.
       Qui cerca il suo ultimo signore: vuole diventare nemico suo e del suo ultimo dio, vuol combattere per la vittoria con il grande drago.
       Qual è il grande drago che lo spirito non vuole più chiamare signore e dio? Il grande drago si chiama “Tu devi”. Ma lo spirito del leone dico “Io voglio”.
       “Tu devi” gli sbarra il cammino, scintillante d’oro, animale squamato e su ogni squama splende aureo “Tu devi!”
       Su queste squame splendono valori millenari e così parla il più potente di tutti i draghi: “Tutti i valori delle cose splendono su di me.
       Tutti i valori sono già stati creati e io sono tutti i valori creati. In verità, nessun “Io voglio” deve più esistere!” Così parla il drago.
       Fratelli miei, a che scopo c’è bisogno del leone nello spirito? A cosa non basta l’animale da soma che rinuncia e prova timore reverenziale?
       Creare nuovi valori – neppure il leone ci riesce: ma a procurarsi libertà di creare – questo il potere del leone riesce a farlo.
       Per procurarsi libertà e un sacro No anche dinanzi al dovere: per questo, fratelli miei, ci vuole il leone.
       Prendersi il diritto di stabilire nuovi valori – questo è il più terribile atto per uno spirito tollerante e riverente. In verità per lui è un rapinare: una cosa per animale da preda.
       Un tempo amava come suo dovere più sacro il “Tu devi”: ora anche nel suo dovere più sacro deve trovare la pazzia e l’arbitrio per potersi prendere con la forza la libertà dall’amore: per questa rapina ci vuole il leone.
       Ma dite, fratelli miei, che riesce a fare il bambino che non riesca a fare anche il leone? A che scopo il leone predatore deve divenire bambino?
       Innocenza è il fanciullo e dimenticanza, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sola, un primo movimento, un sacro dire di sì.
       Sì, per il gioco del creare, fratelli miei, ci vuole un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il senzamondo si conquista il suo mondo.
       Tre metamorfosi dello spirito vi ho citato: di come lo spirito si è trasformato in cammello e il cammello in leone e il leone da ultimo in bambino.

       Così parlo Zarathustra.

    April 13

    Leggere con cautela

    Ma sì, proviamo a mettere giù qualcosa.

    E’ da quando ero piccolo, piccolissimo, che sognavo di diventare un informatico. Uno di quelli con le palle, mica uno da quattro soldi. Uno di quelli che, al tempo, li vedevi dietro una scrivania in giacca e cravatta, seri, composti e operosi.

    Avevo sei anni quando mi venne regalato il 286, l’IBM 286.. avevo 2 Mb di ram. Per diversi anni successivi, come regalo di compleanno, me ne veniva donato un banco aggiuntivo, se non sbaglio prima 4, poi 8 e infine 16 Mb! Ora era a tutti gli effetti un 486 (così diceva mio padre.. non ho mai appurato) e potevano girare i CDROM!

    Sta di fatto che già da quegli anni avevo il pallino per i computer, tanto che undicenne – proprio strani questi ricordi che affiorano decisi – l’allora professoressa di matematica e scienze (prof B… quanti bei ricordi!) ci diede un compito a casa “diverso”: pensare cosa saremmo voluti diventare anni dopo, come ci vedevamo dopo 10, 15, 20 anni. Il giorno dopo portai un foglio che raffigurava la laurea in ingegneria informatica di un tal Claudio Rossini, firmato “il preside” (mica lo sapevo all’epoca che si chiamasse rettore).

    E’ quindi riconducibile a quel giorno la consapevolezza o – come chiamarla? – lo schiribizzo, di voler diventare quello che la mente di un bambino aveva profetizzato su di un foglio di carta.

     

    Adesso mi trovo, a dieci anni esatti di distanza, con le idee, forse, un tantino diverse.

    Parto con le premesse e con l’esplicare il mio pensiero di base.

    Tutto ciò che un ragazzo affronta nel corso della sua vita scolastica, ha come scopo una meta: non tanto l’apprendere, quanto l’arrivare.

    Dalle superiori, per quanti mi riguarda, ho iniziato a vedere tutto come un vortice, un tornado ma di quelli potenti – almeno un F4 – che ti strappa dal suolo e comincia a farti girare.

    Dopo un po’ di tempo passato a vorticare cominci ad avere meno la nausea e ti adatti; è pieno di gente che fluttua con te, ci parli e trovi idee comuni, quando improvvisamente “uno” – anche sconosciuto – prende la tangente e ricade al suolo. Un folle! Se ne pentirà!

    Ebbene, sta di fatto che questo vortice crea una specie di assuefazione. In alto, sempre più in alto- Raggiungere, scalare, arrivare!

    Arriva l’ultimo anno. La maturità. Sono a metà strada! Finalmente! Ora comincia l’università!

    E rieccomi nel vortice con tutti gli altri..

    Ecco.. Ora da quel vortice, dopo più di un anno passato a studiare e studiarmi, dopo più di un anno, capisco che da quel vortice devo uscirci.

    Per me. Per adesso è così.

    Che la genti non pensi che sia una scelta facile da compiere, forse facile sarebbe continuare a girare!

    Con questo non voglio assolutamente sostenere avversione nei confronti di coloro i quali portano avanti il loro impegno; sto solo dicendo che probabilmente non è il mio! E ora debbo cercarlo e inseguirlo questo mio nuovo impegno per continuare ad essere il Claudio che conoscete e permettergli di esistere e di vivere!

    Credo di aver finito con le spiegazioni.. volevo solo chiarificare la situazione per chi, forse, fatica a comprendermi e – perché no – lanciare anche un punto di riflessione.

    Un saluto e un abbraccio forte a chi ha avuto il coraggio e la perseveranza di raggiungere questa riga =)

    March 30

    TQ

    The question is....
     
     
            Vivere o sopravvivere?
    March 02

    Pensieri luce buio e parole

     

    Notte morta

    Notte squallida

    Notte stanca

    Notte che non porta altro che dubbi

    infarinatrice esasperante di sogni

    di certezze

    che poi si sciolgono nelle mani di un bambino.

    Eh sì.

    Certezze fatue le mie.

    Luminose ma vanescenti

    mi allungo, distendo il braccio

    sto per afferrare quell’ultimo barlume meccanico

    che da solo vale ben poco

    ma in un fantastico contesto mette in moto la macchina

    sto per afferrarlo, apro la mano

    e sorrido

    no, fatale diniego

    come si può pensare di catturare a sé un corpo celeste?

    Il limbo dei viventi!

    Sordido pensiero il mio!!

    Porco egoista!!

    Non trovi altro che lamenti

    altro che no,mai e nessuno!!

    E predi ciò che hai perdio!!!

    E abbi il coraggio di guardare ciò che sei

    e di portarlo in alto!

    Sul piedistallo, di fronte a tutti!!

    Lasciati attaccare, guardare, ammirare, seppellire

    Lasciati andare

    Lasciati vivere

    January 26

    Be Be Be Bo Bo Bo

     

    I suoni arrivano a intermittenza

    Be Be Be Bo Bo Bo

    Be Be Be Bo Bo Bo

    Prima in un orecchio

    poi nell’altro

    infiniti flash impulsivi nei miei occhi

    immagini crude stupide amare

    Be Be Be Bo Bo Bo

    Be Be Be Bo Bo Bo

    Questo mondo fa schifo


    January 18

    Lying in my bed

    Ognuno ha il dovere di combattere

    per la propria felicità

    e io

    sì, ti vedo..

    ancora quegli occhi stanchi

    che in parte chiedono aiuto

    e in parte lo rifiutano

    occhi spaventati

    occhi speranzosi ma realisti

    e lo sai

    che succederà

    Giri continuamente in tondo

    Tornando sui tuoi passi

                    sui suoi passi

    le sai che deve finire

    accettalo

    Piango per quegli occhi

    Piango per i miei di occhi

    Piango per gli occhi di tutti

                di tutti quelli

                che hanno lo sguardo vuoto

                fisso nel nulla

    preoccupati e rattrappiti nel silenzio

    come foglie bagnate

    una sull’altra

    nell’angolo di una strada

    tra mura scrostate

    E’ così triste

    E mi chiedo

    come può una foglia

                dal mucchio

    spostarsi e ritrovare la sua naturale vitalità?

    Ma ognuno deve combattere per la propria felicità


    January 15

    ..

    Tu disegni troppo

    Sì, con la mente

    Non idealizzarle le persone,

    sono solo..

    persone

    Amico, amante, professore o aguzzino

    Non credere semplicemente

    al significato delle parole

    nel bene e nel male

    December 27

    Remember

    Come in una notte stellata

    giunge il pensiero.

    L’aria si fa soffice e carezzevole

    Dormo su di uno strato di nuvola

    Due angeli ai miei lati

    senza aureola però

    Tutti e tre con i medesimi istinti

    Fissi verso l’alto in attesa di una coda

    Dolce è la notte stellata

    La notte dell’amore

    December 19

    Capitolo primo

    S’erano stabiliti ai piedi del monte Oidnep molti anni prima la nascita di Moloch. La loro era una quasi famiglia, dimezzati i genitori e i nonni, ma non mancavano comunque sorrisi e pasti caldi.

     

    Le miniere erano state invase da strani esseri gelatinosi, tanti da non poterne contare, e il vecchio saggio re Eronan operò l’unica scelta possibile, rinunciare a tutto ciò che avevano e fuggire per boschi e monti. Purtroppo le perdite furono ingenti, tra gli altri morirono Frestibo e Romilda, padre e nonna di Moloch e, disdetta, lo stesso re Eronan, che si sacrificò senza esitazione al fine di salvare una bellissima nana, Stormlyn.

    I sopravvissuti fuggirono quindi dalle ormai inospitali caverne e si rifugiarono nei boschi circostanti. I loro cuori fragili vennero vinti dalla tristezza e da un senso di abbandono.

    L’unione di un popolo si può realmente appurare solo nei momenti di vera sofferenza, e il popolo dei nani venne meno alla sua purezza d’animo dimenticando l’atto del loro re e abbandonandosi ai più vili dissidi; nacquero così diversi litigi dovuti talvolta al luogo d’ubicazione, alle zone di caccia e per sguardi malandrini che i vedovi non si preoccupavano di rivolgere anche a donne accasate.

    Il buon senso e l’etica comune erano cosa passata. In merito a ciò è giusto riportare uno scritto di Stormlyn:

    “Il senso di frustrazione mi accompagna incessantemente. Ovunque i miei occhi pongano lo sguardo non vedono altro che insensate baruffe o sporchi e vili denigratori sociali. L’unica cosa che mi fa ancora resistere a tutto questo è Mestolf.. Per l’amore che tutt’ora nutro in Frestibo non abbandonerò mai un essere così deliziosamente devoto al lavoro e ai più semplici sentimenti”.

     

    Stormlyn non era a conoscenza di quello che da lì a poco le avrebbe dato la forza di operare scelte estreme quanto indispensabili.

    Erano passati ormai tre mesi dalla sciagura delle caverne e tutto sembrava ormai prossimo alla fine. La capacità organizzativa del gruppo era pari a zero e anche in mano ad un vero leader rimanevano soltanto rammolliti nell’animo senza stimoli emotivi a voler continuare.

    Quand’ecco che un evento fece la differenza. Diversi cominciarono ad additare la povera Stormlyn come una sporca avida nana, ladra di vite e di cibo, poiché, al contrario della “comunità”, mostrava feconde rotondità a livello del bacino. Ella si difese prontamente e non mancarono le testimonianze della sua innocenza. Mai rubò cibi altrui o si approfittò di terreni terzi.

    Ecco quindi la svolta: calata l’ira ella si rese conto che il frutto delle tanti passionali notti d’amore con Frestibo stava lentamente germogliando nel suo ventre. Fu scossa da infiniti pensieri e, guardandosi intorno, capì immediatamente che non poteva permettere a nessuno di guastare la castità e l’innocenza di un piccolo pargolo. Fece quindi scemare le accuse senza dare altre spiegazioni e senza lasciar trapelare alcunché.

    Si sentiva circondata d’odio e di sguardi malevoli, attese quindi la notte per potersi confessare liberamente al prossimo nonno.

    I due scelsero autonomamente, nel loro capo, la migliore delle possibilità e dopo essersi confrontati si rallegrarono del fatto che entrambe erano una, coincidevano perfettamente.

    Partirono immediatamente, con in tasca l’indispensabile e un qualche attrezzo da manovale, in direzione di Oidnep.

    Il monte distava quasi due giorni di viaggio, abbastanza perché eventuali ricerche dessero esito negativo. Dopo qualche giorno i due fuggitivi vennero dati per morti.

    Il viaggio, né lungo né breve, non pesò quasi in alcun modo ai due, anzi, ai tre; era un’effettiva liberazione.

    Le loro menti vagavano, continuamente rivolte a questo futuro improvvisamente vicino che poteva recare un po’ di quella vecchia familiare felicità della quale si sentiva la mancanza.

    Il vecchio e la vedova parlarono a lungo di tutte le possibili iniziative da operare immediatamente, ma non si lasciarono neppure scappare il piacere di scelte secondarie, quali il nome da assegnare al neonato, Moloch se maschio, Pesterlisp se femmina, proprio come i suoi avi.

    L’amore tra i due sempre più vicini parenti si faceva passo dopo passo sempre più indissolubile, tanto che giunti a destinazione si abbandonarono per diversi minuti l’una nelle braccia dell’altro.

    Infervorati e animati da forti emozioni, singhiozzavano il passato e ridevano il futuro.

    Ormai era ora di agire e superata la terza notte si misero immediatamente all’opera.