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日志


1月4日

pensa

Pensa pensa

pensa uomo

sei nato per pensare

per seguire astrusi vaneggiamenti

pensa uomo

con il cuore gonfio

E trasmetti col tatto

col potere delle tue dita

il calore del tuo corpo

E trasmetti con la vista

con le lacrime tue colme

la profondità dei tuoi pensieri

E trasmetti con l’udito

la capacità di ascoltare

e di apprendere

E trasmetti con la bocca

la parola che zittisce

che insegna, che ama o che sfugge

E trasmetti il gusto

di una vita da assaporarsi così

senza disdegnare nulla

Pensa uomo, pensa

Pensa ogni uomo come te

Incapace di volere male

Pensa a quegli occhi che ti guardano

e aspettano un cenno

Pensa a quelle orecchie che attendono

solo parole di conforto, semplici parole

Pensa a quella bocca, incapace o impotente

Pensa a quell’io, in attesa di un abbraccio

Pensa uomo, pensa

12月1日

feelings

Uscito dalla doccia

bollente

– poco o nulla –

è servita

Scombussolato

una clessidra che rotola su un tavolo

la sabbia gira gira

ma nei coni è sempre quella

sempre la stessa diavolo di sabbia

E io continuo a ripensare e a ricadere

negli stessi buchi di un tempo

e continuo a sentirmi un guscio

sempre più vuoto e leggero all’interno

e continuo a sentirmi un guscio

sempre più spesso e rugoso all’esterno

cado e non mi faccio più nulla

anche a una martellata posso resistere

ma stasera no

stasera è bastata una parola

un eco lontano

e tutto si è aperto

Prima – fuori dalla doccia – col calore intorno

pensavo di non poter più piangere

e sentivo quella goccia d’acqua

caduta dai capelli

scivolare fino al mento, fino a infrangersi a terra

ora quelle lacrime escono

e dopo il solito profilo

si adagiano sul pigiama, ormai stanco

Anche io sono stanco

Vecchio – dicono alcuni –

e io che mi credevo combattente

e io che forse combattente lo ero davvero

col mio pennacchio trionfante

ridevo degli occhi della gente

ora sono stanco e indietreggio

gli occhi della gente non mi importano più

e vagabondo in cerca dei miei

Sono diventato così razionale!

voglio risentire il sangue scorrere dopo aver fatto una cazzata

voglio non poter predire quello che accadrà

voglio potermi lanciare e basta

Fanculo. Da domani lo faccio.

Fanculo! Da ora lo faccio.

10月17日

Inspiegabile

c’è  sempre qualcosa che vuoi e che non puoi avere, o che non vuoi avere! è quello il problema… definire ciò che si vuole.

continuo a oscillare così quasi senza una ragione in mezzo a tutto questo che mi gira intorno e non riesco a capire dove fermarmi, dove acquistare quel biglietto per quel maledettissimo bus che mi porti esattamente dove voglio io.

continuo a barcamenarmi in pensieri inutili senza inizio e senza fine

continuo a marcire senza fare nulla per arrestarlo. sempre più cinico e più offeso dal mondo. indifeso dal mondo.

il mondo il mondo il mondo. così grande e così piccolo se non si ha il coraggio di fare due passi!

così ampio ma così stretto intorno alla vita se non si ha il coraggio di fare un buco in più per smollarlo un po’.

 - qualche cosa farò –sì

 - qualche cosa farò – sì

 - qualche cosa di sicuro io farò –

 - piangerò –

perché forse la commiserazione è una delle poche cose che mi rimangono oltre che un vago sorriso - più amaro che altro –

scuotendo la testa si va avanti e puzza! sì diavolo se puzza questo corpo fetido zeppo di marciume fino al midollo. puoi andare ovunque e chiedere a tutti i santi cazzi di medici del mondo ma non sapranno e non potranno nulla. certo ti venderanno e si venderanno ma la verità e che non potranno nulla, fino a che tutto non verrà spurgato da una nuova favolosa ondata di istinto e piacere. finche tutto non verrà spurgato da una nuova favolosa ondata di vita e morte. di gioco e poesia. di amore e odio.

lascia che questa mente sia libera di svagarsi ancora un po’ e che continui a esprimere ciò che la opprime. fai si che tutto il mattone si disintegri sotto il peso di una farfalla, variopinta quanto il mondo, pesante come l’universo.  lascia che sia io esprimere le mie scelte e che sia io a condurle ove voglia portarle. lascia che sia io.

 

 

 

mille invii per uno scopo: niente e nessuno.
una piccola esplosione di piacere forse oggi è sgorgata verso una piccola nuova vita. lo spero. lo spero sul serio

8月31日

Il maiperduto sogno

Fuggire, fuggire

via, lontano

sarei vigliacco

o solo più sano!

 

Per cosa, per chi

vagherei nel mondo

– senza una torcia –

forse anche in tondo.

 

Ahi, cader nel limbo

dell’indecisione sul futuro,

vado cadendo

nel baratro più scuro.

 

Dei giorni il trascorrer cheto

o il vagabondar inquieto?

 

Bussa alle porte del pensier

– oggi come ier –

l’idea bizzarra d’un fuggiasco

che nel fagotto raccoglie

di vin poco men d’un fiasco

ma pien v’è di stelle, cielo e foglie

tanto che al passar poco spazio lascia

all’immaginazione, all’occhio subito

sicuro e sognante si mostra

– di umiltà e valore si lustra –

al nobile come al contadino si prostra.

 

Una mano, un sorriso, uno scudo

il mantello logoro si mostra

per lo scopo e per l’uso!

Mai per sfoggiar l’appartenenzaa quel che.. si dà ai pesci

7月10日

'

Su una nuova pagina

Sì, perfetto

Un’arte così non si sceglie

né si acquisisce

non ha un valore

non è tangibile

vola

è incomprimibile

non si può chiudere in un cassetto

mai cercare di farlo!

Un’arte del genere è di tutti

è per tutti

è di chi ne ha voglia

vive per essere vissuta

vive per essere capita

e tradotta

e ammirata

e riletta mille volte

Un’arte del genere

non ha bisogno di spiegazioni

si sente

si percepisce

anche senza la ragione

Un’arte del genere

è libera

fuori da ogni schema

fuori dagli schemi

Un’arte del genere

brilla

e acceca

ma ti fa vedere meglio

Un’arte del genere

mi è appena stata suggerita

e scrivo come mai

e scrivo così

solo impulsi

Un’arte del genere è mia

e nessuno può togliermela

e nessuno può negarlo

5月22日

[]

 

Finalmente ritorna quella sana vecchia burlona

le piace nascondersi

a volte mi accompagna incessantemente

giorni ore e minuti intensi e vissuti

a volte scompare come apparve

senza un motivo, senza fare rumore

oppure per colpa di qualcuno

Sta di fatto che ora sei qui

maestra giocoliera

accanto al mio corpicino tiepido

e poggi la tua nuca sul mio polso in movimento

Eh sì, basta così poco

per farti arrivare

per farti andar via..

E se dipendesse da me!!

Chi devo ringraziare stasera?

La pioggia?

Un po’ di lubrificante va sempre bene

Vecchi visi un tempo noti?

Sì ma forse uno in particolare

Sono così rare le persone interessanti

oppure sono interessante perché rare

come i cani di razza insomma

Il sonno?

Sì anche quello gioca un ruolo fondamentale

e ora sta vincendo su tutto.

Te continua a starmi vicina,

la mia spalla ha bisogno di calore.

Baci

4月24日

Delle tre metamorfosi - Nietzsche

E' raro che inserisca scritti altrui, però a mio parere questo merita tantissimo... su su leggete e impegnatevi!

   Tre metamorfosi vi cito dello spirito: di come lo spirito si trasforma in cammello e il cammello in leone e da ultimo il leone in bambino.
   Per lo spirito ci sono molte cose gravose, per il forte e tollerante spirito in cui alberga il timore reverenziale. La sua forza esige pesi e pesi ancora più gravosi.
   “Che cosa è pesante?” Così chiede il tollerante spirito, così s’inginocchia a terra, simile al cammello e vuol venire caricato bene.
   “Che cosa è più pesante di tutto, o eroi” così chiede il tollerante spirito “ perché io lo carichi su di me e mi rallegri della mia forza?”
   Non è forse mortificarsi per far male alla propria superbia! Lasciar splendere la propria stoltezza per farsi beffe della propria saggezza?
   Oppure è questo: separarci dalla nostra causa quando festeggia la sua vittoria? Salire su alti monti per tentare il tentatore?
   Oppure è questo: nutrirsi delle ghiande e dell’erba della conoscenza e per amore della verità patire la fame dell’anima?
   Oppure è questo: essere ammalati e rimandare a casa le persone venute a consolare, e fare amicizia con i sordi che non ascoltano mai quel che vuoi tu?
   Oppure è questo: entrare in un’acqua sporca purché sia l’acqua della verità e non allontanare da sé le rane fredde e i bollenti rospi?
   Oppure è questo: amare coloro che ci disprezzano e tendere la mano allo spettro che vuole metterci paura?”
   Lo spirito tollerante si carica di tutte queste cose difficilissime: simile al cammello che si affretta carico nel deserto, così si affretta anche lui nel suo deserto.   
   Ma nel deserto più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diviene leone, vuole conquistarsi la libertà ed essere signore nel proprio deserto.
   Qui cerca il suo ultimo signore: vuole diventare nemico suo e del suo ultimo dio, vuol combattere per la vittoria con il grande drago.
   Qual è il grande drago che lo spirito non vuole più chiamare signore e dio? Il grande drago si chiama “Tu devi”. Ma lo spirito del leone dico “Io voglio”.
   “Tu devi” gli sbarra il cammino, scintillante d’oro, animale squamato e su ogni squama splende aureo “Tu devi!”
   Su queste squame splendono valori millenari e così parla il più potente di tutti i draghi: “Tutti i valori delle cose splendono su di me.
   Tutti i valori sono già stati creati e io sono tutti i valori creati. In verità, nessun “Io voglio” deve più esistere!” Così parla il drago.
   Fratelli miei, a che scopo c’è bisogno del leone nello spirito? A cosa non basta l’animale da soma che rinuncia e prova timore reverenziale?
   Creare nuovi valori – neppure il leone ci riesce: ma a procurarsi libertà di creare – questo il potere del leone riesce a farlo.
   Per procurarsi libertà e un sacro No anche dinanzi al dovere: per questo, fratelli miei, ci vuole il leone.
   Prendersi il diritto di stabilire nuovi valori – questo è il più terribile atto per uno spirito tollerante e riverente. In verità per lui è un rapinare: una cosa per animale da preda.
   Un tempo amava come suo dovere più sacro il “Tu devi”: ora anche nel suo dovere più sacro deve trovare la pazzia e l’arbitrio per potersi prendere con la forza la libertà dall’amore: per questa rapina ci vuole il leone.
   Ma dite, fratelli miei, che riesce a fare il bambino che non riesca a fare anche il leone? A che scopo il leone predatore deve divenire bambino?
   Innocenza è il fanciullo e dimenticanza, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sola, un primo movimento, un sacro dire di sì.
   Sì, per il gioco del creare, fratelli miei, ci vuole un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il senzamondo si conquista il suo mondo.
   Tre metamorfosi dello spirito vi ho citato: di come lo spirito si è trasformato in cammello e il cammello in leone e il leone da ultimo in bambino.

   Così parlo Zarathustra.

4月13日

Leggere con cautela

Ma sì, proviamo a mettere giù qualcosa.

E’ da quando ero piccolo, piccolissimo, che sognavo di diventare un informatico. Uno di quelli con le palle, mica uno da quattro soldi. Uno di quelli che, al tempo, li vedevi dietro una scrivania in giacca e cravatta, seri, composti e operosi.

Avevo sei anni quando mi venne regalato il 286, l’IBM 286.. avevo 2 Mb di ram. Per diversi anni successivi, come regalo di compleanno, me ne veniva donato un banco aggiuntivo, se non sbaglio prima 4, poi 8 e infine 16 Mb! Ora era a tutti gli effetti un 486 (così diceva mio padre.. non ho mai appurato) e potevano girare i CDROM!

Sta di fatto che già da quegli anni avevo il pallino per i computer, tanto che undicenne – proprio strani questi ricordi che affiorano decisi – l’allora professoressa di matematica e scienze (prof B… quanti bei ricordi!) ci diede un compito a casa “diverso”: pensare cosa saremmo voluti diventare anni dopo, come ci vedevamo dopo 10, 15, 20 anni. Il giorno dopo portai un foglio che raffigurava la laurea in ingegneria informatica di un tal Claudio Rossini, firmato “il preside” (mica lo sapevo all’epoca che si chiamasse rettore).

E’ quindi riconducibile a quel giorno la consapevolezza o – come chiamarla? – lo schiribizzo, di voler diventare quello che la mente di un bambino aveva profetizzato su di un foglio di carta.

 

Adesso mi trovo, a dieci anni esatti di distanza, con le idee, forse, un tantino diverse.

Parto con le premesse e con l’esplicare il mio pensiero di base.

Tutto ciò che un ragazzo affronta nel corso della sua vita scolastica, ha come scopo una meta: non tanto l’apprendere, quanto l’arrivare.

Dalle superiori, per quanti mi riguarda, ho iniziato a vedere tutto come un vortice, un tornado ma di quelli potenti – almeno un F4 – che ti strappa dal suolo e comincia a farti girare.

Dopo un po’ di tempo passato a vorticare cominci ad avere meno la nausea e ti adatti; è pieno di gente che fluttua con te, ci parli e trovi idee comuni, quando improvvisamente “uno” – anche sconosciuto – prende la tangente e ricade al suolo. Un folle! Se ne pentirà!

Ebbene, sta di fatto che questo vortice crea una specie di assuefazione. In alto, sempre più in alto- Raggiungere, scalare, arrivare!

Arriva l’ultimo anno. La maturità. Sono a metà strada! Finalmente! Ora comincia l’università!

E rieccomi nel vortice con tutti gli altri..

Ecco.. Ora da quel vortice, dopo più di un anno passato a studiare e studiarmi, dopo più di un anno, capisco che da quel vortice devo uscirci.

Per me. Per adesso è così.

Che la genti non pensi che sia una scelta facile da compiere, forse facile sarebbe continuare a girare!

Con questo non voglio assolutamente sostenere avversione nei confronti di coloro i quali portano avanti il loro impegno; sto solo dicendo che probabilmente non è il mio! E ora debbo cercarlo e inseguirlo questo mio nuovo impegno per continuare ad essere il Claudio che conoscete e permettergli di esistere e di vivere!

Credo di aver finito con le spiegazioni.. volevo solo chiarificare la situazione per chi, forse, fatica a comprendermi e – perché no – lanciare anche un punto di riflessione.

Un saluto e un abbraccio forte a chi ha avuto il coraggio e la perseveranza di raggiungere questa riga =)

3月30日

TQ

The question is....
 
 
        Vivere o sopravvivere?
3月2日

Pensieri luce buio e parole

 

Notte morta

Notte squallida

Notte stanca

Notte che non porta altro che dubbi

infarinatrice esasperante di sogni

di certezze

che poi si sciolgono nelle mani di un bambino.

Eh sì.

Certezze fatue le mie.

Luminose ma vanescenti

mi allungo, distendo il braccio

sto per afferrare quell’ultimo barlume meccanico

che da solo vale ben poco

ma in un fantastico contesto mette in moto la macchina

sto per afferrarlo, apro la mano

e sorrido

no, fatale diniego

come si può pensare di catturare a sé un corpo celeste?

Il limbo dei viventi!

Sordido pensiero il mio!!

Porco egoista!!

Non trovi altro che lamenti

altro che no,mai e nessuno!!

E predi ciò che hai perdio!!!

E abbi il coraggio di guardare ciò che sei

e di portarlo in alto!

Sul piedistallo, di fronte a tutti!!

Lasciati attaccare, guardare, ammirare, seppellire

Lasciati andare

Lasciati vivere

1月26日

Be Be Be Bo Bo Bo

 

I suoni arrivano a intermittenza

Be Be Be Bo Bo Bo

Be Be Be Bo Bo Bo

Prima in un orecchio

poi nell’altro

infiniti flash impulsivi nei miei occhi

immagini crude stupide amare

Be Be Be Bo Bo Bo

Be Be Be Bo Bo Bo

Questo mondo fa schifo


1月18日

Lying in my bed

Ognuno ha il dovere di combattere

per la propria felicità

e io

sì, ti vedo..

ancora quegli occhi stanchi

che in parte chiedono aiuto

e in parte lo rifiutano

occhi spaventati

occhi speranzosi ma realisti

e lo sai

che succederà

Giri continuamente in tondo

Tornando sui tuoi passi

                sui suoi passi

le sai che deve finire

accettalo

Piango per quegli occhi

Piango per i miei di occhi

Piango per gli occhi di tutti

            di tutti quelli

            che hanno lo sguardo vuoto

            fisso nel nulla

preoccupati e rattrappiti nel silenzio

come foglie bagnate

una sull’altra

nell’angolo di una strada

tra mura scrostate

E’ così triste

E mi chiedo

come può una foglia

            dal mucchio

spostarsi e ritrovare la sua naturale vitalità?

Ma ognuno deve combattere per la propria felicità


1月15日

..

Tu disegni troppo

Sì, con la mente

Non idealizzarle le persone,

sono solo..

persone

Amico, amante, professore o aguzzino

Non credere semplicemente

al significato delle parole

nel bene e nel male

12月27日

Remember

Come in una notte stellata

giunge il pensiero.

L’aria si fa soffice e carezzevole

Dormo su di uno strato di nuvola

Due angeli ai miei lati

senza aureola però

Tutti e tre con i medesimi istinti

Fissi verso l’alto in attesa di una coda

Dolce è la notte stellata

La notte dell’amore

12月19日

Capitolo primo

S’erano stabiliti ai piedi del monte Oidnep molti anni prima la nascita di Moloch. La loro era una quasi famiglia, dimezzati i genitori e i nonni, ma non mancavano comunque sorrisi e pasti caldi.

 

Le miniere erano state invase da strani esseri gelatinosi, tanti da non poterne contare, e il vecchio saggio re Eronan operò l’unica scelta possibile, rinunciare a tutto ciò che avevano e fuggire per boschi e monti. Purtroppo le perdite furono ingenti, tra gli altri morirono Frestibo e Romilda, padre e nonna di Moloch e, disdetta, lo stesso re Eronan, che si sacrificò senza esitazione al fine di salvare una bellissima nana, Stormlyn.

I sopravvissuti fuggirono quindi dalle ormai inospitali caverne e si rifugiarono nei boschi circostanti. I loro cuori fragili vennero vinti dalla tristezza e da un senso di abbandono.

L’unione di un popolo si può realmente appurare solo nei momenti di vera sofferenza, e il popolo dei nani venne meno alla sua purezza d’animo dimenticando l’atto del loro re e abbandonandosi ai più vili dissidi; nacquero così diversi litigi dovuti talvolta al luogo d’ubicazione, alle zone di caccia e per sguardi malandrini che i vedovi non si preoccupavano di rivolgere anche a donne accasate.

Il buon senso e l’etica comune erano cosa passata. In merito a ciò è giusto riportare uno scritto di Stormlyn:

“Il senso di frustrazione mi accompagna incessantemente. Ovunque i miei occhi pongano lo sguardo non vedono altro che insensate baruffe o sporchi e vili denigratori sociali. L’unica cosa che mi fa ancora resistere a tutto questo è Mestolf.. Per l’amore che tutt’ora nutro in Frestibo non abbandonerò mai un essere così deliziosamente devoto al lavoro e ai più semplici sentimenti”.

 

Stormlyn non era a conoscenza di quello che da lì a poco le avrebbe dato la forza di operare scelte estreme quanto indispensabili.

Erano passati ormai tre mesi dalla sciagura delle caverne e tutto sembrava ormai prossimo alla fine. La capacità organizzativa del gruppo era pari a zero e anche in mano ad un vero leader rimanevano soltanto rammolliti nell’animo senza stimoli emotivi a voler continuare.

Quand’ecco che un evento fece la differenza. Diversi cominciarono ad additare la povera Stormlyn come una sporca avida nana, ladra di vite e di cibo, poiché, al contrario della “comunità”, mostrava feconde rotondità a livello del bacino. Ella si difese prontamente e non mancarono le testimonianze della sua innocenza. Mai rubò cibi altrui o si approfittò di terreni terzi.

Ecco quindi la svolta: calata l’ira ella si rese conto che il frutto delle tanti passionali notti d’amore con Frestibo stava lentamente germogliando nel suo ventre. Fu scossa da infiniti pensieri e, guardandosi intorno, capì immediatamente che non poteva permettere a nessuno di guastare la castità e l’innocenza di un piccolo pargolo. Fece quindi scemare le accuse senza dare altre spiegazioni e senza lasciar trapelare alcunché.

Si sentiva circondata d’odio e di sguardi malevoli, attese quindi la notte per potersi confessare liberamente al prossimo nonno.

I due scelsero autonomamente, nel loro capo, la migliore delle possibilità e dopo essersi confrontati si rallegrarono del fatto che entrambe erano una, coincidevano perfettamente.

Partirono immediatamente, con in tasca l’indispensabile e un qualche attrezzo da manovale, in direzione di Oidnep.

Il monte distava quasi due giorni di viaggio, abbastanza perché eventuali ricerche dessero esito negativo. Dopo qualche giorno i due fuggitivi vennero dati per morti.

Il viaggio, né lungo né breve, non pesò quasi in alcun modo ai due, anzi, ai tre; era un’effettiva liberazione.

Le loro menti vagavano, continuamente rivolte a questo futuro improvvisamente vicino che poteva recare un po’ di quella vecchia familiare felicità della quale si sentiva la mancanza.

Il vecchio e la vedova parlarono a lungo di tutte le possibili iniziative da operare immediatamente, ma non si lasciarono neppure scappare il piacere di scelte secondarie, quali il nome da assegnare al neonato, Moloch se maschio, Pesterlisp se femmina, proprio come i suoi avi.

L’amore tra i due sempre più vicini parenti si faceva passo dopo passo sempre più indissolubile, tanto che giunti a destinazione si abbandonarono per diversi minuti l’una nelle braccia dell’altro.

Infervorati e animati da forti emozioni, singhiozzavano il passato e ridevano il futuro.

Ormai era ora di agire e superata la terza notte si misero immediatamente all’opera.

12月9日

...Prendilo al volo...

Il tempo vola

e con esso tutte le aspettative di una vita.

Per questo è importante godersi ogni possibile attimo, anche apparentemente vuoto.Non dare mai per scontato quello che può accadere, non considerare mai inutile una situazione, un momento, una persona. Tutto dà tutto

11月30日

Un giorno - Amo

Un giorno

 è bastato un giorno

Per capire il maya

 è bastato un giorno

Per sentirsi vero

Mi sento cambiato

più puro

I miei occhi, ora

hanno sfumature verdi

Striature e graffi inconsapevoli

che vincono il castano

Spero che questo giorno non finisca mai

me lo sto gustando fino in fondo

 

 

**************************

Ok, ora ci provo

apro completamente il cuore,

non come al solito

 – non che non lo aprissi (scusate il gioco) –

ma ora è diverso

provo in maniera più razionale

non più un semplice sfogo

ma uno spiegare ordinato

 – di un qualcosa di infinitamente vago ed etereo –

Quindi – premetto – che non ci si aspetti molto

 

Amo

me stesso, non come essere borioso o caritatevole, qui, su questa terra, con il solo scopo di procreare o di amare.

Amo il me stesso che corre e scopre, che si abbandona ai piaceri, qualunque essi siano, fisici, spirituali con tutte le loro infinite sfumature.

Amo

la natura, così crudele e servile, schietta e terribilmente lenta, cruda e misteriosa, affascinante, suadente, sensuale, dolce, amara, pungente

Amo la natura perché infinita, puoi osservarla 10, 100, 1 milione di volte e ogni volta troverai qualcosa di diverso, di più bello in ogni caso, perché vario, perché segno di una storia, di un passato e manifestazione di un presente, di un futuro.

Amo la natura ispiratrice, nel bene e nel male, Amo la natura in sé, come natura, come forza primordiale che domina tutto

Amo

la scrittura, figlia della mano, e non sterile dattilografia. Scorretta, perfetta, ambiziosa, inutile, sopraffina, variegata, servizievole, corrotta, ribelle, audace, lieta, romantica, paurosamente immensa, quanto lo scibile umano.

Amo la scrittura perché, al pari delle altre arti, fornisce un mezzo attraverso il quale “visualizzare” l’infinità dell’animo.

Amo la scrittura perché fa pensare, riflettere, imparare e insegnare.

Amo

il pensiero, galoppante e irrefrenabile destriero, indomabile, coraggioso, incapace di fermarsi – neanche quando lo si vorrebbe uccidere – capace di giungere in luoghi sconosciuti.

Amo il pensiero perché ispiratore, inspirante e ispirato di e da sensazioni e.. vita!!

Amo

tutti i compagni di gioco su questo globo impazzito, falsi, gioviali, codardi, coraggiosi, ignavi, padroni, servi, sfruttatori, politici, perbenisti, preti, fanciulli, donne.

Amo tutti voi perché ognuno gioca la sua piccola parte in un enorme progetto, ognuno può insegnare e imparare – anche se chiuso in convinzioni –

Amo voi tutti perché mi date la forza, la speranza, la rabbia e la tristezza.

Amo

la vita, soave, allegra, salata, triste, qualunque cosa purché sia vissuta.

Amo la vita perché figlia di esperienze.

Amo la vita perché imprevedibile nel suo futuro.

 

Spero di essere stato all’altezza di ciò che mi prefiggevo di realizzare e con questo voglio rivolgere l’augurio più sincero che mi sento di dover dare a chiunque ne senta il più recondito bisogno.

Spero che chiunque possa trovare la pace e la felicità e che la mia perduri abbastanza da poterne trarre una genuina soddisfazione.

Chiudo con una frasettina che terminava un mio – ormai datato – scritto

 

Salute a voi viandanti!!


11月26日

Autocritica.. estesa..

 

Tutti i pensieri tornano lì!

CAzzo!

Non è possibile..

basta così poco per.. per!!

per viaggiare, saltare urlare e strapparsi i vestiti guardarsi intorno sgranare gli occhi poi chiuderli e cadere di schiena su un pavimento lurido. Sporco. Tutte le incomprensioni di questo mondo del cazzo.

la molina mi si forma anche intorno agli occhi.

Non ci vedo più.

Sono gli altri a guidarmi

a dirmi dove andare

“Svolta lì! Stai sicuro!”

Sicuro che lo pigli nel culo

Viviamo cercando di vivere e moriamo credendo di aver vissuto. Sto scrivendo credendo di scrivere e di pensare le cazzate che scrivo. E tu lettore?

Guardati intorno ipocrita!!

Se è come pensi perché la notte non dormi?

Perché stai ore a pensare al tuo fintocertofuturo?

Perché fumi, bevi ti droghi di trasmissioni tv, di musica, di pianti, di vergogna di autocommiserazione, di stress, di tic, di voglia di andare affanculo!

Perché non provi a guardarti dentro? ma non fin dove sei certo di trovare qualcosa, scova più a fondo, alle fondamenta.

Cerca quel tassello sbagliato che vuoi ignorare

che ti fa sentire forte e invincibile

UN SULTANO!!

Con le sue puttane ai lati

Sicuramente non più falso di te, lettore.

finto nonmaschilista

finta nonfemminista

 – beh, dipende dalla moda –

bisessuale fascista negro cinese sudvietnamita coreano francosvizzero cantonticinese

libertino liberato nel profondo

dal profondo

senso di giustizia che ti senti addosso

che vivi

che vedi e sogghigni!

E blateri cazzate su quello che sei e gli altri “ooh” bravo però quello lì, lui sì che è serio, lui si che è un brav’uomo, lui si che è di sani principi.

Tu lettore. Tu si che sei di sani principi. Sei scosso?

Peggio del previsto.

11月23日

Farewell

 

Sento l’intimo bisogno di abbracciarti

Mi chi ho davanti?

Ti conosco?

Sbuffo dinanzi a questi dubbi

Chi sono io per te

anzi, no – meglio –

CHI SEI TE PER ME?

 

Piccole attese attenzioni che accendono lumini

vogliono dire qualcosa?

i lumini sì.. quelli li sento

 

Certo che averti accanto non è stato male

quella mano che a volte mi sfiorava la maglia

E il fortuito fatale scontro

figlio di qualche demone burlesco

Sorrido

Forse tutto è niente

e niente è tutto

 

Carpe Diem.. se arriva

ne sono consapevole

ma devo stare attento

tenere imbrigliate le speranze

quelle pazze corrono troppo

 

farewell – mi suona in testa

ma non so da dove arriva

10月24日

Piccola legge universale..

 

Qual è il succo di tutto?

Io vedo una mano

una bufera intorno

neve e grandine

la mano è socchiusa,

protesa verso l’alto

mentre il vento le scorre fra le dita

 

Si intorpidisce, è vero

allo stesso tempo sente dolore pungente

e formicolio, segno dell’abbandono dei sensi

la mano gira, piano

sfida ciò che ha intorno

- e come se fosse ella -

 

con un gesto

riporta  le dita unite e chiuse

il sangue continua a fluire

e la mano resiste