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    April 24

    Delle tre metamorfosi - Nietzsche

    E' raro che inserisca scritti altrui, però a mio parere questo merita tantissimo... su su leggete e impegnatevi!

       Tre metamorfosi vi cito dello spirito: di come lo spirito si trasforma in cammello e il cammello in leone e da ultimo il leone in bambino.
       Per lo spirito ci sono molte cose gravose, per il forte e tollerante spirito in cui alberga il timore reverenziale. La sua forza esige pesi e pesi ancora più gravosi.
       “Che cosa è pesante?” Così chiede il tollerante spirito, così s’inginocchia a terra, simile al cammello e vuol venire caricato bene.
       “Che cosa è più pesante di tutto, o eroi” così chiede il tollerante spirito “ perché io lo carichi su di me e mi rallegri della mia forza?”
       Non è forse mortificarsi per far male alla propria superbia! Lasciar splendere la propria stoltezza per farsi beffe della propria saggezza?
       Oppure è questo: separarci dalla nostra causa quando festeggia la sua vittoria? Salire su alti monti per tentare il tentatore?
       Oppure è questo: nutrirsi delle ghiande e dell’erba della conoscenza e per amore della verità patire la fame dell’anima?
       Oppure è questo: essere ammalati e rimandare a casa le persone venute a consolare, e fare amicizia con i sordi che non ascoltano mai quel che vuoi tu?
       Oppure è questo: entrare in un’acqua sporca purché sia l’acqua della verità e non allontanare da sé le rane fredde e i bollenti rospi?
       Oppure è questo: amare coloro che ci disprezzano e tendere la mano allo spettro che vuole metterci paura?”
       Lo spirito tollerante si carica di tutte queste cose difficilissime: simile al cammello che si affretta carico nel deserto, così si affretta anche lui nel suo deserto.   
       Ma nel deserto più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diviene leone, vuole conquistarsi la libertà ed essere signore nel proprio deserto.
       Qui cerca il suo ultimo signore: vuole diventare nemico suo e del suo ultimo dio, vuol combattere per la vittoria con il grande drago.
       Qual è il grande drago che lo spirito non vuole più chiamare signore e dio? Il grande drago si chiama “Tu devi”. Ma lo spirito del leone dico “Io voglio”.
       “Tu devi” gli sbarra il cammino, scintillante d’oro, animale squamato e su ogni squama splende aureo “Tu devi!”
       Su queste squame splendono valori millenari e così parla il più potente di tutti i draghi: “Tutti i valori delle cose splendono su di me.
       Tutti i valori sono già stati creati e io sono tutti i valori creati. In verità, nessun “Io voglio” deve più esistere!” Così parla il drago.
       Fratelli miei, a che scopo c’è bisogno del leone nello spirito? A cosa non basta l’animale da soma che rinuncia e prova timore reverenziale?
       Creare nuovi valori – neppure il leone ci riesce: ma a procurarsi libertà di creare – questo il potere del leone riesce a farlo.
       Per procurarsi libertà e un sacro No anche dinanzi al dovere: per questo, fratelli miei, ci vuole il leone.
       Prendersi il diritto di stabilire nuovi valori – questo è il più terribile atto per uno spirito tollerante e riverente. In verità per lui è un rapinare: una cosa per animale da preda.
       Un tempo amava come suo dovere più sacro il “Tu devi”: ora anche nel suo dovere più sacro deve trovare la pazzia e l’arbitrio per potersi prendere con la forza la libertà dall’amore: per questa rapina ci vuole il leone.
       Ma dite, fratelli miei, che riesce a fare il bambino che non riesca a fare anche il leone? A che scopo il leone predatore deve divenire bambino?
       Innocenza è il fanciullo e dimenticanza, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sola, un primo movimento, un sacro dire di sì.
       Sì, per il gioco del creare, fratelli miei, ci vuole un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il senzamondo si conquista il suo mondo.
       Tre metamorfosi dello spirito vi ho citato: di come lo spirito si è trasformato in cammello e il cammello in leone e il leone da ultimo in bambino.

       Così parlo Zarathustra.

    April 13

    Leggere con cautela

    Ma sì, proviamo a mettere giù qualcosa.

    E’ da quando ero piccolo, piccolissimo, che sognavo di diventare un informatico. Uno di quelli con le palle, mica uno da quattro soldi. Uno di quelli che, al tempo, li vedevi dietro una scrivania in giacca e cravatta, seri, composti e operosi.

    Avevo sei anni quando mi venne regalato il 286, l’IBM 286.. avevo 2 Mb di ram. Per diversi anni successivi, come regalo di compleanno, me ne veniva donato un banco aggiuntivo, se non sbaglio prima 4, poi 8 e infine 16 Mb! Ora era a tutti gli effetti un 486 (così diceva mio padre.. non ho mai appurato) e potevano girare i CDROM!

    Sta di fatto che già da quegli anni avevo il pallino per i computer, tanto che undicenne – proprio strani questi ricordi che affiorano decisi – l’allora professoressa di matematica e scienze (prof B… quanti bei ricordi!) ci diede un compito a casa “diverso”: pensare cosa saremmo voluti diventare anni dopo, come ci vedevamo dopo 10, 15, 20 anni. Il giorno dopo portai un foglio che raffigurava la laurea in ingegneria informatica di un tal Claudio Rossini, firmato “il preside” (mica lo sapevo all’epoca che si chiamasse rettore).

    E’ quindi riconducibile a quel giorno la consapevolezza o – come chiamarla? – lo schiribizzo, di voler diventare quello che la mente di un bambino aveva profetizzato su di un foglio di carta.

     

    Adesso mi trovo, a dieci anni esatti di distanza, con le idee, forse, un tantino diverse.

    Parto con le premesse e con l’esplicare il mio pensiero di base.

    Tutto ciò che un ragazzo affronta nel corso della sua vita scolastica, ha come scopo una meta: non tanto l’apprendere, quanto l’arrivare.

    Dalle superiori, per quanti mi riguarda, ho iniziato a vedere tutto come un vortice, un tornado ma di quelli potenti – almeno un F4 – che ti strappa dal suolo e comincia a farti girare.

    Dopo un po’ di tempo passato a vorticare cominci ad avere meno la nausea e ti adatti; è pieno di gente che fluttua con te, ci parli e trovi idee comuni, quando improvvisamente “uno” – anche sconosciuto – prende la tangente e ricade al suolo. Un folle! Se ne pentirà!

    Ebbene, sta di fatto che questo vortice crea una specie di assuefazione. In alto, sempre più in alto- Raggiungere, scalare, arrivare!

    Arriva l’ultimo anno. La maturità. Sono a metà strada! Finalmente! Ora comincia l’università!

    E rieccomi nel vortice con tutti gli altri..

    Ecco.. Ora da quel vortice, dopo più di un anno passato a studiare e studiarmi, dopo più di un anno, capisco che da quel vortice devo uscirci.

    Per me. Per adesso è così.

    Che la genti non pensi che sia una scelta facile da compiere, forse facile sarebbe continuare a girare!

    Con questo non voglio assolutamente sostenere avversione nei confronti di coloro i quali portano avanti il loro impegno; sto solo dicendo che probabilmente non è il mio! E ora debbo cercarlo e inseguirlo questo mio nuovo impegno per continuare ad essere il Claudio che conoscete e permettergli di esistere e di vivere!

    Credo di aver finito con le spiegazioni.. volevo solo chiarificare la situazione per chi, forse, fatica a comprendermi e – perché no – lanciare anche un punto di riflessione.

    Un saluto e un abbraccio forte a chi ha avuto il coraggio e la perseveranza di raggiungere questa riga =)